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Testimonianze > Vania Longhi
Caro fra Mario,

ti ho incontrato da bambina, quando, all’età di sei anni, iniziavo il mio impegno di cantore nella corale Giuseppe Bezzi, presso la Basilica Santuario di San Nicola, e proprio tu eri solito fare un’accoglienza privilegiata a noi bambini che animavamo, anche per vivacità, il noto Santuario tolentinate. Ricordo che, quando ci preoccupavamo di eseguire le Sante Messe nella lingua latina, tu ti facevi piccolo come noi e sdrammatizzavi le nostre paure con racconti e barzellette per tranquillizzarci e renderci così piacevoli queste difficoltà canore.
Gli anni sono trascorsi veloci e per ognuno di noi cantori c’è stato un percorso di vita differente, ma sono convinta che nessuno tra noi coristi ha dimenticato quel piacevole vivere insieme a cui tu, fra Mario, con la dolcezza e la simpatia hai contribuito nella nostra crescita spirituale. Così, quando nell’anno 2005, anno dedicato al settimo centenario della morte del taumaturgo San Nicola, apprendevamo la dolorosa notizia che eri stato colpito da un tumore ai polmoni, l’intera comunità tolentinate rimase così scossa ed attonita che, quando l’anno successivo a chiusura delle celebrazioni del Santo Nicola, la notte del 2 maggio ci lasciavi, proprio all’avvio del mese mariano, si pensava, e, giustamente, di dare avvio alla tua causa di beatificazione. So che la mia testimonianza è tardiva rispetto alle tante già pubblicate nel libro a te dedicato, ma serviva una motivata sollecitazione di Padre Marziano Rondina, che, come te, mi ha vista crescere e sentita cantare, oltre alla fermezza dell’attuale Priore Padre Giustino Casciano a convincermi che non potevo ancora temporeggiare!
Era il 1° maggio 2006 e la mattina, dopo aver partecipato alla Santa Messa in Basilica chiedevo del tuo stato di salute, ma mi rispondevano che non potevi da tempo ricevere visite perché le tue condizioni erano tali da non consentire affaticamento ed emozioni di alcun genere. Nel pomeriggio, infrangendo ogni regola impostami, mi recavo, furtivamente, in Basilica ed incontravo il sig. Angelo che ti assisteva: appena vedutami, mi veniva cordialmente incontro e mi chiedeva di aspettare il tempo necessario per poi venirmi a chiamare per farti visita. E tu, fra Mario, appena entrata in stanza esclamavi: “Ciao, ti aspettavo!”. (Capirete cosa significava quella espressione in quel contesto). Abbiamo conversato come sempre ed in quella occasione mi sono permessa di farti delle domande sulla tua salute e su come stavi vivendo quella malattia che lentamente ti aveva isolato dal costante servizio ai fedeli, servizio che, in tanti anni, ti aveva reso un punto di riferimento prezioso in Basilica. E tu, fra Mario, con la dolcezza che ti apparteneva e con molta pacatezza, mi rassicuravi, e proprio per l’affetto che ci univa, mi facevi delle confidenze ed alcune richieste, alle quali non mi sono sottratta.
Perdonate il mio pudore, ma ancora non sono pronta a renderle pubbliche. Comunque, tu mi tranquillizzavi, dicendomi che non avevi sofferto i dolori tipici della malattia e che, con molta serenità, eri consapevole di avere i minuti contati in questa terra, e, proprio per l’umiltà che tutti sappiamo possedevi, mi chiedevi di pregare per te, affinché rimanessi poco tempo in Purgatorio, per poi salire in Paradiso, e pregare per l’amata comunità che tanto ti aveva corrisposto, soprattutto in questo ultimo anno.
Mi fa piacere testimoniare che nella conversazione tu, fra Mario, mi chiedevi di perseverare con la mia passione artistica e con il canto, tu che, nonostante la malattia, avevi desiderato essere presente a due delle venticinque serate organizzate dalla Fondazione “Amalgama l’Arte”, da me creata con il progetto itinerante: “San Nicola, frate agostiniano, nei borghi di Amalgama l’Arte” e, precisamente, a San Ginesio e a Sant’Angelo in Pontano. Così, forte della fede che ci univa e nel voler affidare sempre a Maria i nostri progetti, avevo approfittato di quella circostanza per leggerti una lettera appena pervenutami dal Cardinale Angelo Comastri sulla santità. Sua Eminenza aveva risposto alla mia richiesta relativa ad un mio progetto pittorico itinerante sulla santità, attraverso la figura del Santo taumaturgo Nicola, che si avviava nel maggio 2006. Tu, fra Mario, ascoltavi attentamente la lettura dello scritto del Cardinale e con un sorriso mi facevi comprendere che il testo esprimeva con estrema chiarezza e profondità il concetto attualizzato della santità, commentando che avresti tanto voluto rispecchiarti in quelle parole per essere esempio per la comunità di una vera vita cristiana.
Chiarisco: la lettera del Cardinale Comastri puntualizzava che non necessariamente si deve essere eroi: ognuno di noi può essere vocato alla santità; basta volerlo, anche senza eventi terreni straordinari, ma, semplicemente, compiendo nella vita di tutti giorni il proprio dovere di sacerdote, di genitore, di figlio, di artista, di lavoratore, insomma, di persona che, con il proprio servizio, riesce a dare il meglio di sé, talvolta eroicamente, occupandosi anche del prossimo a lui vicino.
Questo esempio, tu, fra Mario, lo hai dato in tutta la tua vita, anche durante la malattia. Con molto affetto ti salutavo ed abbracciandoti delicatamente ti davo alcuni bacetti; avevo percepito che tu li desideravi, come un bambino li anela dalla mamma. Lasciavo la stanza con un semplice: “Ciao, a presto e buon viaggio…”. Non so se ti eri accorto che avevo gli occhi lucidi: sì, di gioia (le tue sofferenze erano alla fine), ma anche di tristezza! Mi recavo nella cappella del Santo Nicola e chiedevo al Santo, questa volta piangendo, di portarti in cielo, visto che per me ormai avevi compiuto il tuo tempo terreno.
Uscendo dalla sacrestia, convinta che la Santa Messa di apertura del mese mariano avesse avuto inizio, mi imbattevo, invece, in tutti i padri agostiniani “in gran parata”, i quali, in primis il Priore Padre Luciano De Michieli, mi chiedevano se ero stata a far visita a fra Mario. Il mio volto lo esprimeva chiaramente. In modo garbato, Padre Luciano mi chiedeva che impressione ne avevo tratto ed io, con molta trasparenza, precisavo che ti avevo trovato sereno e che, con voce flebile ma chiara, avevi piacevolmente conversato e che il nostro saluto era stato un arrivederci. I padri agostiniani si guardavano stupiti, ed io, sconcertata da tali sguardi, chiedevo loro il perché di tanta meraviglia! Il Priore mi precisava che tu, fra Mario, non parlavi da oltre venti giorni! In quell’istante comprendevo che la mia era stata proprio una chiamata ed aggiungevo che tu eri davvero un Santo e tutti gli agostiniani, all’unisono, come in coro, rispondevano: “Sì, un santo più di noi tutti insieme”. Passando per i vicoli arrivavo in studio e, presa da ispirazione, mi accingevo a scrivere una canzone da dedicare a te, prima che ti raggiungesse il giorno del passaggio.
Desidero che questo brano dal titolo “Un angelo sei tu” possa essere eseguito da un coro di voci bianche, quelle voci angeliche che tu, fra Mario - ne sono certa -, ascolterai cantando dal cielo. La mattina seguente venivo informata da un amico comune che ti eri serenamente spento la notte. Partecipavo alla Santa Messa di commiato e, non avendo potuto cantare l’Ave Maria da me composta nell’anno 2000, quell’Ave Maria che a te piaceva tanto, dal banco del Santuario raccolta in preghiera offrivo, ancora una volta, le mie intenzioni a te, che conoscevi bene le tante umiliazioni e delusioni che nell’arte vivevo e che ti avevo confidato. Concludo questa mia testimonianza convinta che tu, fra Mario, meriti “un trono” tra i Santi perché il tuo semplice stile di vita, la tua bontà indiscussa, la cultura mai ostentata, il tuo infinito amore verso le famiglie e la simpatia creativa verso i piccoli, ti avvicinano alla storia a noi tramandata del Santo Nicola ed oggi, laddove nella nostra società si cerca “lo sballo” per dare un senso alla vita, tu hai testimoniato “lo sballo” quotidianamente con la solarità nel volto, donandoci, anche durante la malattia, quella luce che solo chi ha Dio e Maria nel cuore può testimoniare in eterno. Con affetto e gratitudine.
Vania Longhi

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